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Paralisi facciale

La paralisi facciale consiste nella perdita della motilità della faccia. il lato colpito dalla paralisi perde di espressività e il viso diventa asimmetrico a causa del rilassamento dei tessuti.

Spesso chi è affetto da paralisi evita di sorridere e tende a coprire il viso quando parla per evitare che l’interlocutore noti la distorsione del suo aspetto. Ovviamente questa patologia comporta delle conseguenze psicologiche che sono forse anche più invalidanti dei difetti funzionali o estetici.  Un viso alterato, infatti, è una conseguenza difficile da accettare per chi soffre di questo problema. Dal punto di vista statico, il muscoli della faccia perdono il tono, si rilassano, il sopracciglio, la palpebra superiore e quella inferiore, la guancia e il labbro si abbassano, come se il viso invecchiasse precocemente.

Nei bambini o nei soggetti particolarmente giovani, questo abbassamento è limitato dall’elasticità cutanea per cui la paralisi si nota soprattutto durante le espressioni facciali. Nei soggetti anziani, invece, la dislocazione dei tessuti che, a causa dell’età sono già poco elastici, comporta distorsioni maggiori e può anche ridurre la capacità visiva a causa della caduta della palpebra superiore sull’occhio, mentre la rima palpebrale, invece, cadendo verso il basso, espone maggiormente la superficie oculare. Ed è proprio a livello dell’occhio che si registrano i deficit più gravi poiché risulta non più lubrificato dall’ammiccamento palpebrale e particolarmente esposto agli insulti atmosferici come vento o polvere.

Gli interventi

PARALISI DI BELL

La paralisi di Bell costituisce la forma più frequente di paralisi facciale con un’incidenza di 40 casi ogni 100.000 abitanti. La sua insorgenza è legata ad un’infezione virale.

PARALISI RECENTE

La paralisi può essere legata alla sezione del nervo facciale o di uno dei suoi rami durante un intervento chirurgico, piuttosto che a causa di un trauma.

PARALISI DI LUNGA DATA

Quando il tempo intercorso dall’insorgenza della paralisi è superiore a 18-24 mesi ed non sono più evidenti i potenziali di fibrillazione all’esame elettromiografico.
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